Prima del cronometro viene il desiderio di muoversi
«Mio figlio vuole correre». La frase arriva spesso con entusiasmo e con un timore: sarà troppo piccolo? Il rischio è saltare subito alla domanda sbagliata, quella dei chilometri. Un bambino corre già da quando gioca, rincorre gli amici, attraversa un prato, prova a raggiungere un pallone. Non sta allenando i dieci chilometri: sta imparando a muoversi.
Come coach, considero fondamentale separare il gioco motorio, l’avviamento all’atletica e la preparazione specifica per una gara. Hanno obiettivi, impegni e rischi differenti. Non c’è un compleanno magico oltre il quale ogni distanza diventa sicura, come non esiste una ragione per impedire a un bambino sano di correre nei giochi appropriati alla sua età.
Per questo non propongo una risposta numerica universale. Voglio conoscere la persona: quali attività già pratica, quanto le piacciono, come recupera, se ha dolori ricorrenti, che rapporto ha con la competizione, quanto tempo dedica a scuola e riposo. Solo dopo la conversazione penso al programma. Prima si forma il giovane atleta, poi si allena la sua prestazione.
La corsa è semplice da cominciare, e proprio per questo può essere difficile da dosare. Un paio di scarpe e un cronometro non sostituiscono un percorso educativo.
Dai giochi alle sedute: l’età orienta, non decide da sola
World Athletics ha sviluppato il programma Kids’ Athletics per bambini e ragazzi dai quattro ai quattordici anni. La logica è quella della varietà: correre, saltare, lanciare, cambiare direzione e imparare divertendosi. Questo riferimento non significa che un bambino di quattro anni debba svolgere ripetute. Significa che l’atletica può essere introdotta presto senza copiare il modello adulto.
Una bussola pratica per i genitori
Infanzia: prevalgono giochi, brevi corse spontanee, percorsi e sviluppo delle abilità. Niente ossessione per tempi e chilometri.
Pre-adolescenza: si può crescere nella tecnica e nella partecipazione a esperienze sportive organizzate, mantenendo varietà, gioco e supervisione.
Adolescenza: un allenamento più specifico può diventare appropriato se il ragazzo lo desidera, ha esperienza sufficiente e tollera il carico. La maturazione individuale conta più della fretta di gareggiare.
Queste non sono fasce di prescrizione. Due ragazzi della stessa età possono avere coordinazione, storia sportiva e sviluppo fisico molto diversi. Anche la classificazione federale per categorie aiuta a organizzare le gare, ma non misura individualmente la maturità biologica.
Chi ha già seguito un piano per adulti potrebbe essere tentato di ridurre soltanto le distanze di una tabella per iniziare a correre. Sarebbe un errore metodologico. Il ragazzo non è un adulto più piccolo e una progressione adulta non diventa giovanile facendo la metà dei chilometri.
La fisiologia della crescita non segue l’anno di nascita
Durante l’età evolutiva cambiano statura, leve, massa muscolare, coordinazione e tolleranza all’esercizio. La crescita non procede alla stessa velocità in ogni ragazzo e neppure in ogni tessuto dello stesso ragazzo. Può accadere che una fase di aumento rapido della statura modifichi temporaneamente il controllo del gesto, mentre l’energia e l’entusiasmo restano altissimi.
Il consenso del Comitato Olimpico Internazionale sullo sviluppo atletico giovanile chiarisce quanto maturazione biologica e prestazione vadano valutate insieme. Il ragazzo più veloce oggi potrebbe semplicemente essere più avanti nella crescita. Un risultato precoce non è una prova di superiorità definitiva, né giustifica automaticamente un incremento degli allenamenti.
Talvolta si sente che bisogna aspettare perché «il cuore non è pronto». Detta così, la frase è imprecisa. L’attività aerobica appropriata può far parte della crescita e produrre adattamenti. La domanda corretta riguarda il tipo e la quantità di lavoro: intensità, durata, frequenza, recupero, altre attività e condizioni individuali.
Una preparazione ben progettata non si limita alla capacità di resistere alla fatica. Equilibrio, forza, mobilità, coordinazione e capacità di cambiare ritmo sono ingredienti del movimento. Per comprendere l’importanza del principio, si può leggere l’approfondimento Runritual sulla forza per runner, ricordando però che gli esercizi, i carichi e le progressioni proposti agli adulti non vanno automaticamente trasferiti ai minorenni.
La maturazione è un processo, non una prova da superare una volta per tutte. Le scelte vanno aggiornate mentre il giovane cresce.
La voglia di allenarsi non coincide con la capacità di recuperare
Un adolescente appassionato spesso vuole fare di più. Migliora rapidamente, registra i suoi primi ritmi, si confronta con gli amici. Per un adulto è facile interpretare questa motivazione come il segnale che il ragazzo sia pronto a qualunque aumento. Io preferisco leggere un’altra serie di segnali: come dorme, se prova dolori, come affronta la scuola, con quale umore arriva alla seduta e se conserva la voglia di correre anche senza un premio.
Il report 2024 dell’American Academy of Pediatrics su sovraccarico e burnout mette al centro l’equilibrio tra stress e recupero. Esperienza, età biologica, infortuni precedenti, altri sport, sonno e alimentazione influenzano la tolleranza al lavoro. Le regole percentuali sull’aumento del volume sono orientamenti discussi in letteratura, non formule di sicurezza applicabili a tutti.
La progressione che considero sensata parte da gesti ben eseguiti e sedute assimilabili. Solo in seguito si introducono cambiamenti: un po’ più di tempo, una seduta diversa, un obiettivo riconoscibile. Non aumento contemporaneamente tutto. E soprattutto non trasformo una settimana piena di scuola in una prova di resistenza mentale.
La parola costanza non deve diventare un ricatto. Lo spiego anche parlando di allenamenti saltati e continuità: un giorno di recupero può essere parte del metodo, non una colpa da ripagare.
Un primo percorso ragionato non comincia dal test massimale
All’inizio ascolto. Chiedo al ragazzo cosa trova bello nella corsa e che cosa vorrebbe ottenere. Chiedo ai genitori quale sport pratica già e quali sono i suoi impegni. Se esistono problemi di salute o indicazioni cliniche, il riferimento è il professionista sanitario. Non utilizzo il primo incontro per costringerlo a dimostrare quanto vale.
Per i più piccoli, giochi di corsa brevi, percorsi e staffette permettono di muoversi senza ridurre tutto alla durata. Per chi è più grande e ha esperienza sportiva, una corsa facile supervisionata può aiutare a osservare respirazione, tecnica e percezione dello sforzo. L’organizzazione deve rispecchiare il singolo, non una tabella trovata online.
Mi interessa la qualità del movimento quando cresce la fatica: il ragazzo resta coordinato? Può parlare e comunicare? È lucido? Mostra dolore? La risposta fornisce informazioni utili per decidere se interrompere o proseguire la seduta. Non è una diagnosi e non sostituisce esami medici quando necessari.
La preparazione generale può includere esercizi appropriati per migliorare controllo del movimento, forza e capacità di reagire a piccoli cambi di direzione. Variare le attività aiuta a non ridurre tutto al gesto ripetitivo della corsa su strada. Un allenatore qualificato dovrebbe essere in grado di rendere interessanti anche queste componenti senza trasformarle in castighi prima della parte «vera».
Un diario semplice può contenere sensazione di fatica, divertimento, sonno, durata dell’attività ed eventuali fastidi. Per un giovane non è necessario aggiungere decine di parametri. Il diario deve aprire una conversazione, non diventare un sistema di sorveglianza. Quando il volume aumenta, il tema del recupero muscolare dopo la corsa aiuta gli adulti a comprendere perché non tutto il miglioramento avvenga durante lo sforzo. Le raccomandazioni per adulti, naturalmente, richiedono adattamento prima di applicarle ai giovani.
I segnali che il cronometro non mostra
Un ragazzo può correre forte e avere comunque bisogno di fermarsi. Zoppia, dolore osseo localizzato, gonfiore, dolore che peggiora o ritorna con regolarità e stanchezza persistente non sono segnali da ignorare. In presenza di questi sintomi, serve sospendere il carico e chiedere una valutazione sanitaria. Anche un dolore al ginocchio in età evolutiva può avere cause differenti da quelle più comuni negli adulti; il nostro articolo sul ginocchio del runner non sostituisce una valutazione pediatrica.
Bisogna prestare attenzione anche alle forme meno visibili di sovraccarico: sonno disturbato, irritabilità, perdita di entusiasmo, paura di deludere l’allenatore, calo di interesse per la scuola o per gli amici. La corsa non deve occupare tutto lo spazio dell’identità del ragazzo.
L’alimentazione è particolarmente delicata. Non si dovrebbe mai incoraggiare un giovane atleta a mangiare meno per essere più veloce. La disponibilità energetica insufficiente può compromettere salute, crescita e capacità di allenamento. Parlare del corpo in termini di peso ideale da raggiungere può generare pressione e comportamenti inappropriati.
In caso di dolore toracico sotto sforzo, svenimento o altri sintomi importanti, l’attività va fermata e occorre ottenere assistenza medica. Né il coach né un algoritmo possono autorizzare a ignorarli.
L’esperienza Runritual: il percorso di un ragazzo di 16 anni
In Runritual ho seguito il percorso di un ragazzo di 16 anni che voleva migliorare nella corsa. È un’esperienza di coaching che considero utile da raccontare ai genitori, non perché tutti debbano inseguire lo stesso risultato, ma perché mostra il valore di partire dalla preparazione e non dal cronometro. Per rispettare la riservatezza di un minorenne, non riporto nome, città o altri dettagli identificativi.
Il lavoro è iniziato con test iniziali di performance e un percorso di rafforzamento fisico, prima di orientare l’allenamento verso obiettivi di corsa più specifici. Secondo i dati che ho riportato nella scheda Runritual, dopo circa un anno di allenamenti il ragazzo ha disputato una gara di 10 km alla media di 4’10” al chilometro: circa 41 minuti e 40 secondi complessivi.
Per me il punto non è esibire il tempo finale. È mostrare il metodo: osservare il ragazzo, lavorare sulle basi fisiche, costruire continuità e fare spazio al recupero. Un risultato individuale non dimostra da solo l’efficacia di un protocollo, né autorizza a proporre lo stesso carico a tutti i sedicenni. I dati del caso provengono dalla mia esperienza professionale dichiarata, non da uno studio scientifico indipendente.
È la lezione che tengo distinta dai numeri: il percorso deve adattarsi al ragazzo, mai il ragazzo alla tabella. La crescita e la motivazione contano quanto la prestazione, soprattutto quando il corridore ha ancora molta strada davanti a sé.
La prima gara: una festa, non un esame
Il pettorale può essere un ricordo bellissimo. Può anche creare aspettative sproporzionate. Prima di iscrivere un figlio a una gara, verifico regolamento, requisiti di partecipazione, categorie di età, distanza, condizioni di sicurezza e idoneità sanitaria quando prevista. Non c’è un’età universale valida per ogni gara su strada; le regole possono variare in base a federazione e manifestazione.
La disponibilità di una gara non è la prova che quella distanza sia consigliabile per un ragazzo particolare. Conta lo storico di allenamento, il desiderio personale, la maturazione e la capacità di recupero. Una gara più corta, vissuta serenamente, può essere più utile di un obiettivo troppo ambizioso.
Insegno a osservare lo sforzo senza inchiodare il giovane alla frequenza cardiaca di un orologio. I concetti di allenamento aerobico e zona 2 aiutano a capire la corsa degli adulti, ma formule, soglie e schemi previsti per loro non possono diventare automaticamente prescrizioni per bambini e adolescenti.
Alla fine della gara faccio attenzione alle parole degli adulti. «Ti sei divertito?» può valere più di «Quanto hai fatto?». Il piacere di partecipare dovrebbe avere spazio anche quando il risultato non è quello sperato.
Quando un figlio vuole correre, il nostro compito è proteggere la sua voglia
Un buon allenamento giovanile non produce soltanto una prestazione: costruisce fiducia, competenza, relazioni positive e il desiderio di restare attivi. Per questo il coach deve saper programmare e, quando serve, saper dire di no a un carico prematuro. Il genitore deve poter sostenere il figlio senza diventare il suo cronometrista.
La decisione più importante è verificare, lungo il percorso, che il ragazzo stia bene e continui a scegliere la corsa. Le sedute possono cambiare. Anche gli obiettivi. La crescita non obbedisce alla programmazione di una stagione agonistica, e un buon programma deve poterla seguire.
La risposta a «a che età può iniziare?» diventa allora più semplice e, insieme, più responsabile: si può avvicinare alla corsa attraverso il gioco fin da piccoli; gli allenamenti più impegnativi richiedono invece una valutazione individuale e una progressione adatta. Non dobbiamo accelerare l’infanzia per dimostrare che un ragazzo sa correre.
Le fonti scientifiche alla base dei consigli
World Athletics — Kids’ Athletics: attività di atletica per bambini e ragazzi dai 4 ai 14 anni, con approccio ludico e inclusivo.
Bergeron et al., 2015 — IOC consensus statement on youth athletic development: maturazione, diversi tempi di sviluppo, forza, recupero, qualità dell’esperienza sportiva.
American Academy of Pediatrics, 2024 — Overuse Injuries, Overtraining, and Burnout in Young Athletes: sovraccarico, recupero, prevenzione e burnout.
IOC, 2024 — Elite youth athletes: healthy, safe and sustainable paradigm: rischio muscoloscheletrico e crescita negli atleti giovani.
Questo articolo è informativo. Non sostituisce valutazioni individuali del pediatra, del medico dello sport o degli altri professionisti sanitari.
Gianni Avalle — Running coach Runritual. Alleno runner urbani a costruire risultati con metodo, dati e costanza.

